Nell’inverno del 2019 mi sono iscritta ad un corso di apicoltura tenuto da Aspromiele, l’associazione di settore, così, per curiosità.
Amici che si occupano di api da tanti anni mi hanno sempre raccontato di questa magnifica esperienza, ma non avevo capito quanto occuparsi di api fosse meraviglioso.
La società delle api è una società perfetta: sono importanti i singoli ma da soli non potrebbero esistere. Ognuno han ruolo ben definito e sono instancabili lavoratrici per il bene della famiglia.

Il desiderio di allevarle nasce dalla curiosità, ma soprattutto dalla spinta a salvaguardare questi preziosissimi insetti seriamente in pericolo a causa del cambiamento climatico e dell’abuso di pesticidi da parte di agricoltori incoscienti.
Einstein diceva che senza le api possiamo sopravvivere solo tre anni.
E’ un dovere proteggerle.

Entrare nel mondo delle api significa cambiare il proprio ritmo, bisogna essere calmi e rilassati per maneggiare i favi: le api sentono la paura o l’ansia. Una volta indossata la tuta protettiva passa la paura di essere punti e tutto prende un altro ritmo, il loro ronzio diventa un suono rilassante, quasi catartico!

Approfondendo sempre di più le diverse tipologie di allevamento, ho. deciso di provare l’arnia”Top Bar”, un’antica cassa usata in Africa in cui le api costruiscono completamente il favo, senza fogli cerei pre-costruiti. Il lavoro per loro è maggiore, ma ci si avvicina moltissimo al loro comportamento naturale. La scelta di tenere le api è dettata non solo dalla produzione di miele, ma dal desiderio di osservarle e insegnare agli altri quello che ho imparato!